Joomla TemplatesWeb HostingWeb Hosting

Note critiche

....Dall'Istituto d'Arte e dalle fabbriche di ceramica di Sesto Fiorentino sono usciti alcuni artisti e artigiani tra i più singolari che abbia l'Italia per come riescono a tenere assieme progetto e fantasia. Uno di loro è Roberto Ceccherini scultore fortemente strutturale e organico-immaginifico. Di lui si può dire che riesce da un seme progettuale ad immaginare la fioritura di forme e colori di splendidi organismi che nascono dalla modellazione e dal fuoco. La sua immaginazione e la sua mano generano organismi quasi in cimento, per armonia e invenzione, con la natura. E' un vero poeta del materiale, il gres ceramico, in grandi e piccole sculture. Io non so se Sutherland abbia mai realizzato sculture in gres: posso dire che Ceccherini è andato oltre l'immaginazione organica dell'inglese con le sue combinazioni di frutti e di fossili, di fiori e di conchiglie. Sono forme e colori che avrebbero destato stupore nei della Robbia come in Picasso e i cubisti. ....

"15 Artisti Toscani" 1990
Dario Micacchi


Passando in rassegna la ricca produzione di Roberto Ceccherini si può all'inizio rimanere un po' disorientati dalla varietà delle sue proposte. Sembra che nulla rimanga fermo oltre al materiale: la Ceramica. Scultura, oggetti, architettura: tutto sullo stesso piano; molte cose diverse, spesso nello stesso momento. Bisogna stare molto attenti nel riconoscere e giudicare fasi e periodi, perché si rischia di seguire un percorso sbagliato. La strada per capire è forse un'altra e credo che la chiave per trovarla sia in quella voglia di avvicinarsi e toccare la materia che assale immancabilmente lo spettatore. Cambiano le finalità e le forme, si percepiscono disparate reminiscenze; ma sempre, intatta e incredibilmente attraente, la presenza della materia. Sempre la Ceramica. L'artista sembra affidarsi alla saggezza di una materia millenaria per leggere il mondo, sembra farsi da parte per diventare solo uno strumento di quella. E' un atto di profonda modestia da parte dell'artista, da cui emerge però uno scetticismo verso l'uomo che si appropria di tutto e tutto piega alla sua volontà, disegnando un futuro a sua immagine e somiglianza. Solo una profonda conoscenza della materia, come quella che Ceccherini possiede, può far sì che la propria voce si confonda con quella della natura e ne diventi in pratica portavoce. E allora accade che non sia più l'uomo a raccontarci la natura e ad esporci le sue idee e aspirazioni, ma che sia la natura a parlarci dell'uomo, a dirci la sua sulle sue azioni e le sue opere. Allora tutto ci sembra nuovo: ciò che prima ci appariva come una reminiscenza altro non è che una nuova interpretazione dell'uomo da parte della natura. Tutto diventa una specie di rivincita. E se sulla rabbia vince il distacco e una serafica ironia è solo perché la coscienza della propria forza è totale e l'orgoglio dell'uomo altro non è che una riprova della sua estrema limitatezza. Così devono guardare gli Dei noi piccoli mortali.

"Artisti senza frontiere" Marzo 1992
Massimo Pistelli


Dopo gli eccessi concettuali e la diffidenza verso l'oggetto e il manufatto estetico dei decenni scorsi, l'arte contemporanea è sempre più tesa verso un'esperienza e una consapevolezza di sé giocata fra la soggettività, la manualità e la materia. Ma solo in alcuni casi riesce a coinvolgere la sensibilità di più d'uno degli organi del senso, oltre naturalmente quella dalla quale nessuno può prescindere dell'organo sensorio per la percezione di qualità psichiche, che è la mente. In quest'ordine di idee, l'esperienza del ceramista è quella che per sua natura più si cala nella fisicità: il riconoscimento tra l'artista e la materia, infatti, si pone come immediata adesione nel mentre pone in fenomeno un atto di sensibilità senza residui. Questa caratteristica generale si carica, ovviamente, in Roberto Ceccherini di connotazioni personali, anche se l'autore non rinuncia mai ad essere "ceramista" ed anzi porta la consapevolezza del suo "mestiere" nelle ragioni stesse del suo lavoro plastico, che solo apparentemente approda a forme semplici e naturali. Il rapporto strutturale, in questo tipo di attività, tra forma, materia e colore è cosi intensamente controllato in base ad un progetto iniziale, che rischia di trarre in inganno il lettore superficiale, che si abbandona all'incanto delle superfici e al piacere tattile della materia. Ceccherini è un ceramista particolare, infatti, perché la sorpresa del fuoco ha per lui un valore secondario, all'inverso di quanto è accaduto anche con artisti famosi che hanno privilegiato, confrontandosi con la ceramica, per l'immediatezza espressiva, il miracolo di forme modellate dal gran fuoco e dall'alchimia dei colori. In genere in questi casi si trattava di pittori e scultori incuriositi da una tecnica antica e particolare, la formazione di ceramista, invece, porta Ceccherini ad includere consapevolmente nel progetto tutti gli effetti finali, e dall'inizio modellato, colore e grafica delle superfici devono nascere da un'unica sintesi e devono portare ad un'unica soluzione. E' questa consapevolezza della propria materia e della propria tecnica a rendere così vibranti le opere di Ceccherini e gli permettono di andare senza sforzo apparente oltre la pura descrittività. La sua poetica, affinata attraverso l'osservazione di forme naturali (ma non scontate o banalizzate, perché qui si indovina una sensibilità particolare per i muschi, le erbe, il cangiare dei colori dell'aria stesse e delle terre), aspira a risolvere la complessità dell'esperienza tramite la forza sintetica del simbolo, che trova echi e consonanze con forme primitive e quasi primigenie, senza sforzi apparenti. Ed è proprio questa scioltezza che si indovina dietro il gioco delle superfici e dietro forme cariche di significati stratificati nella sensibilità dell'uomo come i cerchi, le ogive e le pareti aperte dei suoi contenitori. Ma questa scioltezza e questa naturalezza del procedimento di Ceccherini emerge anche dall'uso particolare del colore nelle sue opere, che deve essere parte integrante della forma e non elemento sovrapposto e sopraggiunto alla ricerca di facili effetti.

"Il sogno di Adamo" Aprile 1995
Luciano Caruso


Nel costante travaso tra due ordini apparentemente discordi, l'uno geometrico (dell'architettura) e l'altro organico (della natura), che riflettono quale corrispondente atteggiamento quello razionale-intellettuale e quello passionale-spirituale, si inscrive tutta l'esperienza plastica di Roberto Ceccherini. La coerenza non nasce solo e sempre dall'inalterabilità di un carattere univoco, monotono; la personalità di Ceccherini appare indenne dalla monotonia ed anzi tanto più si è espressivamente arricchita nel saper porre in comunicazione dissonanze e contraddizioni indicando nell'equilibrio fra tensioni diverse il fil-rouge della coerenza.
Un viaggio tra le sue opere di un decennio (dal 1987 ad oggi) permette di cogliere come l'oscillazione tra due poli - che con ulteriore significazione rimandano anche ad astratto e figurativo - abbia trovato traduzione in un ritmo in cui si compenetrano, anche quando l'uno o l'altro possono apparire dominanti. Al principio di questo percorso incontriamo sculture di inclinazione cubo-futurista laddove i volumi rigorosamente geometrici di "torri", che si erigono combinando coni e parallelepipedi o corpi più complessi come "La macchina del tempo", gia "tradiscono" l'esigenza di estendere la comunicazione affidandola anche ad un elemento più narrativo, quello che solca col segno e col colore le superfici. Si crea così un'ulteriore interscambio, quello tra superficie e forma, fra le quali l'artista stabilisce un colloquio determinante e tale da divenire fortemente caratterizzante di tutto il suo operare. Talvolta il "racconto" svolto sulla superficie diviene speculare a quello della forma, quasi ne ripercorresse le linee progettuali, altrove assume il ruolo di rafforzativo, ribadendone i contorni che "ridisegna" cromaticamente. In questo suo dotare di una sorta di doppia comunicabilità l'opera Ceccherini non cede mai alla decorazione, giacché il suo intento non è quello di attribuire una "vestitura" accattivante alla forma, bensì è il riflesso di una concezione espressiva più ampia e comprensiva, nelle sue modalità, di valori plastici, architettonici e grafico-pittorici. Indubbiamente ad una tale disposizione non poteva che corrispondere un materiale versatile come quello ceramico, la cui cultura e processualità lo rendono "luogo" ideale in cui tutti quei valori possono convivere e partecipare all'espressione artistica. La terra ,l'argilla, con tutte le alchimie a cui attinge per divenire ceramica, è materia gelosa e generosa al contempo, pretende una lunga frequentazione e una grande determinazione per essere dominata e non solo fertile coltivazione di frutti occasionali; per questo nel percorrere un'escursione nell'esperienza dello scultore Ceccherini non si può tralasciare di dire che è ceramista. Altrimenti non sarebbero così misurate e controllate quelle nuances dei verdi azzurrini o quelle ambrate e rosate che sottolineano le tracce dei suoi segni, dei suoi graffi, di cui continuamente vibrano le superfici, né lo sarebbero le sottili sfrangiature o le azzardate cuspidi che muovono i volumi. L'artista ha superato da tempo l'inevitabile itinerario vascolare del ceramista, ma nel rivolgersi alla scultura è riuscito a non sacrificare alla forma, al rapporto volume/spazio, quella poliedricità e quella ricchezza espressiva che è peculiare al linguaggio ceramico e che evolve con la forma anche la sua epidermide. Non per questo quel rapporto con lo spazio diviene inimportante, anzi è significativo come negli anni le sue "torri" si siano aperte a divenire "totem" accogliendo elementi organici - di una natura di sintesi fantastica più che naturalistica - o si siano articolate in più complesse architetture - monumentali al di là di un indice dimensionale - fino al coraggioso smembrarsi dei volumi stessi restituendo autonomia ai loro singoli elementi per comporre installazioni di enigmatici reperti, testimonianze in cui si legano referenti della storia, della natura, ma anche di una dimensione cosmica e persino ufologica. Ma Ceccherini sta già andando oltre, nuovi temi coniugano temi più esplicitamente figurali e i suoi simboli, in una sorta di codice esoterico, percorrono anche plasticamente la superficie mentre la forma sembra subire il fascino di un processo di dissolvenza che inganna persino la percezione della tridimensionalità, per indagare infine una "misura" diversa dello spazio.

"Es.tra forma" Gennaio 1999
Roberta Fiorini


Un "ritorno alla terra" quello di Ceccherini, con questa mostra di Primavera; un ritorno alle origini della materia dopo esasperate esperienze nel mondo dell'effimero - manieroso e sofisticato come quello della maiolica e della porcellana; un ritorno quindi, all'essenziale che però, è anche esaustivo e completo. Cosa meglio della terra? E della terra, cosa meglio del suo aspetto plastico che, efficacemente, simboleggia quasi ogni mito e ogni rito della creazione? Decisa la materia ovvero la destinazione di questo ritorno, non potrà più meravigliare la qualità del risultato perché, se ogni ritorno è magico - magico e commovente perché inatteso - questo "ritorno alla terra" è come una "seconda nascita" che ha del miracoloso in quanto superamento di un' esperienza. Lo si vede, in queste "forme di terra", nelle vestigia delle consuetudini trascorse, nella persistenza degli smalti, colori e patine, palesemente rifiutati, eliminati con cura, magari dopo scrupolose riflessioni; rinettati perché la materia abbia una vita nuova ed antica, perché l'esperienza sia testimonianza del superamento. Azione dolorosa quella della rinuncia, ma azione indispensabile ad ogni scelta e doverosa per chi ha - inevitabile - la vocazione di una ricerca (ogni "cercatore" è sempre "solitario"), per chi non è abbastanza vecchio da rinunciare né abbastanza giovane da non capire che esiste un valore del particolare, del frammento, che ha pregnanza del tutto, e che, all'artista, al creatore di cose, resta come possibilità unica della totalità. Così la materia. Eil tempo? Quale , meglio della Primavera di questa meravigliosa stagione dell'anno che vede la terra protagonista dei più grandi fenomeni della Natura.

Marzo 1986
Giovanni Conti